Paura del cambiamento? Scegli la trasfomazione!

[vc_row][vc_column][vc_column_text woodmart_color_scheme=”dark” text_larger=”yes” css=”.vc_custom_1551089442146{background-color: #ffffff !important;}”]Si parla spesso di cambiamento, e c’è chi ne ha così tanta paura, che nonostante sappia che è necessario, non si muove mai per cambiare la propria situazione. C’è perfino chi spera che le cose non cambino mai e chi augura a qualcuno: “non cambiare mai!”, come se questo fosse possibile e fosse addirittura una cosa buona.

Lo dico perché il cambiamento è qualcosa di naturale, fa proprio parte della nostra natura: ti immagini se fossimo rimasti con il corpo di un bebè? J Ti immagini se le stagioni fossero tutte uguali? Ti immagini se nel senso più letterale della parola non ci fosse mai stato un solo cambiamento nella tua Vita?

Sai perché si teme il cambiamento? Perché si pensa che porti sofferenza; ma sai cos’è che in realtà causa veramente quella sofferenza? È la resistenza al cambiamento che ci fa soffrire, non il cambiamento in sé.

E perché resistiamo? Perché pensiamo di dover cambiare tutto e così nasce la paura di perderci, di perdere quello che siamo e quello che abbiamo di conosciuto.

Ma c’è un grosso paradosso: mentre ti ostini a stare immobile per paura di cambiare, ecco che stai cambiando senza accorgertene, e, generalmente, in negativo: a causa di un evento che ti ha irrigidito, di una storia finita male che ti ha reso una persona più dura, di delusioni che ti hanno reso diffidente, di relazioni o ambienti malsani per te a cui hai fatto l’abitudine, cambiando (abbassando) i tuoi stessi standard. Il problema è che sono stati cambiamenti così graduali, che non ci hai fatto neppure fatto caso.

Poco a poco ti svuoti e rischi di fare la fine della rana che muore bollita. A volte mi chiedo se ci voglia più coraggio per cambiare o per rimanere dove si è nonostante sia frustrante e deleterio.

Io, ad ogni modo, preferisco parlare di trasformazione. La differenza è semplice: il cambiamento presuppone che butti via tutto, l’acqua e il bambino, come si dice; la trasformazione invece è un andare oltre la forma, e la sostanza rimane. Tieni e prendi quello che funziona e butti via solo quello che non è utile.

La parola stessa lo dice: “tras-form-azione”, azione oltre la forma: ti trasformi nella miglior versione di te.

A questo punto, pensaci bene: ti fa più paura attivarti per trasformarti, migliorando la situazione, o subire questo inevitabile cambiamento di te che ti sta peggiorando?

Ricorda che il cambiamento è inevitabile: se lo subisci, molto probabilmente finirà col peggiorarti; se invece agisci e ti tras-formi, allora sì che hai la possibilità di migliorarti.

Nel gruppo Facebook Felici per Scelta, che ormai conoscerai, tutte le settimane facciamo gratuitamente dei percorsi mentali, linguistici, comportamentali o emozionali per allenarci alla felicità, e questa settimana stiamo facendo un gioco che consiste proprio nell’uso più consapevole di alcune parole, come nel caso della “tras-form-azione”.

Dicono che questi allenamenti funzionano. Puoi provare su di te se quello che ho scritto è vero e utile: basta richiedere l’ammissione al gruppo cliccando qui.

Nel frattempo, che tu ti unisca o no, trasforma le tue paure e scegli oggi di essere felice.

Un abbraccio&tanti sorrisi,

Luana[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Ti senti in colpa se sei Felice?

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Ti senti in colpa se sei felice?

Ci si può sentire in colpa per sentirsi felici? Evidentemente, per alcune persone sì, è possibile.

Un paio di Clienti e diverse altre persone che conosco hanno ammesso di esserlo. E so che non sono le uniche. Sembra un paradosso, forse lo è. È questione di sensibilità? Perché “non sembra giusto”? Può darsi, o magari si tratta piuttosto di condizionamenti inconsci per cui non crediamo di meritare o, quasi peggio, crediamo di non meritare.

Sentirsi in colpa per la felicità perché c’è qualcuno che è triste è come sentirti in colpa ogni volta che mangi o fai qualsiasi cosa pensando che una persona disagiata in qualsiasi parte del mondo neanche conosce.

Significherebbe non vivere più.

Smettere di essere Felici per la sofferenza altrui non aiuta. Anzi, vuoi sapere una cosa? È proprio rimanendo felice che puoi aiutare chi non lo è. La parola Felicità viene dal latino Felix > Fertile = lasciare che la Vita accada e cresca attraverso noi.

Ricordo che quando morì mio Padre, le persone che mi conoscono erano dispiaciute per me e in particolar modo mi è rimasto impresso il comportamento di una signora che allora lavorava in un alimentari in cui mi servivo. Dovresti vederla: è una di quelle donne solari, con il sorriso negli occhi e che ti ispira bontà! Beh, quando seppe di mio Padre, notai che appena mi vide entrare, smise subito di sorridere. Sicuramente lo fece per dimostrarmi che mi stava vicina, e a quel punto le dissi: “So che ti dispiace per la morte di mio Padre e se vuoi fare qualcosa per me, il miglior modo di starmi vicina è continuare a regalarmi i tuoi soliti splendidi sorrisi”.

Da allora, credo che entrambe abbiamo imparato qualcosa e inoltre ci siamo aiutate veramente a vicenda, così, con un semplice gesto, un atteggiamento diverso.

Siamo la causa, ma possiamo anche essere l’effetto.

Tu da che parte vuoi stare?

Se ti fa piacere, puoi anche vedere una video pillola che ho pubblicato su Youtube al riguardo. Clicca qui.

Concludo dicendoti questo: ricorda che è proprio quando brilli che puoi fare più luce.

Sii Felice, per scelta.

Un abbraccio&tantisorrisi,

Luana[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Impariamo a desiderare

[vc_row][vc_column][vc_column_text woodmart_color_scheme=”dark” text_larger=”yes”]A chi non è capitato di sentirsi fortunato/a dopo aver visto una stella cadente? “Guarda! Una stella cadente!” È un avvenimento che entusiasma, c’è poco da fare. Magari non ci credi troppo, in fondo, eppure quando sei lì che ne vedi una, un pensierino ce lo fai e con un misto di speranza per ciò che vorresti e malinconia per ciò che credi irrealizzabile, esprimi un desiderio.

Tempo fa una mia lettrice, conoscendo il mio amore per le parole, mi ha inviato un testo sull’etimologia del verbo “desiderare”, spiegata dai linguisti e dalle linguiste come “cessare di contemplare le stelle” (venendo da de privativo e sidus, sideris, “stella”). Secondo questo punto di vista, “si desidera perché ci si è distaccati dal ritmo cosmico”, per cui sarebbe più raccomandabile fare il contrario: considerare.

Ha senso.

Vuoi che ti dica la mia? Io non sono d’accordo. Desiderare è una parola molto bella, secondo me, e mi piace più la versione che ne dà Igor Sibaldi:

 “«Desiderare», in italiano, è un atto bellissimo, viene dalla parola sidera, «stelle», e significa letteralmente: accorgersi che nel tuo cuore c’è qualcosa di più di quel che, per ora, la Vita ti sta concedendo”.

Non si tratta solo di un capriccio, i desideri sono altro. È un atto molto più profondo, come se il nostro cuore si aprisse, e così anche i polmoni, la mente, l’immaginazione; la nostra percezione si amplifica, quando siamo immersi nel nostro desiderio, e possiamo riuscire ad ascoltarne i suoni, vederne i colori, sentirne le sensazioni.

In quel momento, “speri” di crederci veramente, ed è proprio qui l’inghippo: lo speri ma “temi che…”. Cioè, mente e cuore, in quel momento, non sono allineati.

Potresti dirmi che, per quanto tu lo voglia, alla fine certi desideri non si realizzano e la delusione è enorme.

Magari ti è capitato di aver desiderato veramente tanto qualcosa, ma poi tutto è andato completamente storto, un’altra volta. Com’è possibile?

Sai, questo succede perché c’è un modo adeguato per far funzionare veramente i desideri, ed è semplice. Attenzione: non ho detto “facile”.

Mettiamola così: l’universo ascolta i desideri proprio come l’inconscio ascolta il nostro linguaggio, sia quello verbale che quello interno, tra te e te. Se vuoi approfondire di più e velocemente questo argomento, ti consiglio di leggere l’ebook Come parlare all’inconscio.

A volte, proprio come succede con il nostro dialogo inconscio, senza accorgercene chiediamo cose che non vorremmo veramente vivere, situazioni che alla lunga ci si ritorcerebbero contro, emozioni che non vorremmo vivere o rivivere. In altre parole, sbagliamo a desiderare.

Bisogna imparare a desiderare.

Lascia che ti racconti una storia. È successo ad una delle mie prime Clienti, qualche anno fa. Era appena stata lasciata dalla sua compagna di cui era “follemente” innamorata. Era la seconda volta che succedeva da quando si erano conosciute, ma questa volta era stata proprio la sua ex a cercarla e “illuderla”. Dopo la rottura provò a dimenticarla, ma continuava a sperare di trovare un’altra persona come lei, qualcun altro che la facesse sentire ancora come si era sentita con la sua ex. Lo desiderava. “Voglio trovare un’altra persona come lei”, diceva. Quando ci conoscemmo, aveva appena rotto bruscamente con un’altra ragazza che, guarda caso, a suo dire somigliava molto alla precedente nell’aspetto, nell’età, in alcuni tratti particolari o nelle emozioni che provava assieme a lei. Mi disse che fu una relazione molto intensa, seppur breve, e che la fine sembrava il copione della storia precedente, stesso schema, stesse dinamiche.

Non mi sorprendeva: del resto, era stata lei a desiderare un’altra persona come quella. E lo abbiamo detto, l’universo prende alla lettera i nostri desideri. Voleva un’altra persona come la sua ex? L’ha avuta, come lei, in tutto e per tutto e anche nel bene e nel male, quindi.

Ci sono degli aneddoti divertenti anche nel film Interstate 60, che ti consiglio di vedere. Parla proprio di desideri e di come spesso sbagliamo a desiderare.

Credo che puoi già trarre un bella introspezione da questa storia, ma vorrei comunque aiutarti con delle domande guida, perciò ti invito a riflettere su questa:

Quello che stai desiderando è veramente ciò che vuoi?

E dopo la tua presa di consapevolezza, chiediti: quale sarebbe la situazione ideale? Quale sarebbe il desiderio ideale?

Secondo me, il desiderio ideale ha queste 6 caratteristiche:

Emozionali

  1. Bello: ti piace proprio tantissimo?
  2. Dettagliato: dev’essere quanto più verosimile possibile; cosa vedi, senti e ascolti?
  3. Emozionante: lo devi sentire!

Linguistiche

  1. Specificato: assicurati che sia ben definito e non troppo vago
  2. Formulato in positivo: dev’essere ciò che vuoi, non quello che non vuoi
  3. Sostenibile: che impatto avrà a medio/lungo termine se sarà esattamente come hai chiesto?

È estremamente importante assicurarti che sia specifico, il tuo desiderio, perché la Vita è una giocherellona e ama sorprendere, tanto che a volte ci sembra quasi che ci stia dando l’esatto contrario di quanto avevamo chiesto. Eppure, se guardiamo bene, ci dà sempre ciò di cui abbiamo bisogno.

Leggi questa bellissima preghiera indiana che ho in parte personalizzato per inserirla nel mio corso in aula “Essere Felici”:

«Ho chiesto la FORZA,

e la Vita mi ha dato difficoltà per rendermi forte.

Ho chiesto SAGGEZZA,

e la Vita mi ha dato problemi da risolvere.

Ho chiesto RICCHEZZA,

e la Vita mi ha dato muscoli e cervello per prosperare.

Ho chiesto CORAGGIO,

e la Vita mi ha dato sfide da affrontare.

Ho chiesto AMORE,

e la Vita mi ha dato persone difficili da capire.

Ho chiesto di FAVORIRMI, e la Vita mi ha dato delle opportunità da saper cogliere.

Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo ma tutto quello di cui avevo bisogno»

Se hai già espresso i tuoi desideri, torna a visualizzarli e ascoltati: nota quello che senti, che provi; poniti le domande che hai imparato qui e poi assicurati che il tuo desiderio sia espresso in modo ideale affinché l’universo e il tuo inconscio ti ascoltino.

E mentre aspetti di ricevere ciò che è tuo, decidi di essere Felice per Scelta.

Un abbraccio&tantisorrisi,

Luana[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Cos’è il coraggio?

Cos’è il coraggio?

Ci può essere coraggio anche se c’è paura

Molte persone mi dicono che sono coraggiosa, e io chiedo “cos’è il coraggio?”

Credi che il coraggio sia la mancanza di paura? O che decidere con coraggio significhi avere la certezza che tutto andrà sempre liscio come l’olio, senza problemi?
No, avere coraggio non significa non avere paura: significa convincersi che c’è qualcosa di più importante della paura.

E non sto parlando di imprudenza, attenzione. Forse lo saprai già: la parola “CORaggio” contiene dentro di sé la parola “cuore”, ed è quello che le persone coraggiose seguono e ascoltano.

Quando lasciai il posto fisso e una carriera promettente per seguire i miei sogni e le mie passioni, molte persone mi giudicarono temeraria, imprudente, forte, perché comunque è vero che in quel momento avevo lasciato il certo per l’incerto.

Eppure io sono convinta che ci voglia più forza per accettare di continuare a vivere una vita in cui la tua unica certezza è quella che così facendo, non raggiungerai mai i tuoi sogni. E devi metterli da parte per lavorare per quelli di qualcun altro, piuttosto che decidere di ascoltare il cuore e prepararsi per realizzare i propri sogni.
Credo che ci voglia più forza per accettare la paura di cambiare, e quindi per rimanere dove sei, piuttosto che per decidere di migliorarti, di metterti in gioco.

Mi rendo conto che seguire il cuore e mettersi in gioco, anche se suona romantico, implica che probabilmente passerai dei momenti difficili; ma anche così, rimanendo fermo o ferma dove sei, non va sempre tutto come vuoi che vada e passi dei momenti difficili. È così?

Allora la domanda è: cosa ti dice il tuo cuore?

Se fossi sicura o sicuro di riuscire, in cosa ti impegneresti con coraggio?
Ti fa così tanta paura il cambiamento, da essere veramente disposta o disposto a rinunciare ai tuoi sogni?

E allora decidi con il cuore. Ora. E fai la prima mossa.

Essere felice è una scelta che prima di tutto dipende da te.

Guarda il video: http://disciplinamentale.it/homepage/risorse-gratuite-coaching/risorse-gratuite-video-come-parliamo/